Congresso Interregionale AIDM Centro Italia - I sintomi silenziosi: parliamone "in genere"
12 settembre 2026
Palazzo della Fraternita dei Laici, Arezzo
Direttore scientifico: Marilena Gubbiotti, Presidente sezione AIDM di Arezzo
Coordinatori scientifici: Valentina Giommoni, Barbara Bigazzi, Silvia Severi, Eleonora Pasquetti
I sintomi “silenziosi” rappresentano una delle principali sfide della Medicina di Genere. In molte condizioni cliniche genere-specifiche, dall’area cardiovascolare a quella neurologica, endocrina, urologica e psicosomatica, la sintomatologia può essere atipica, sfumata o socialmente normalizzata, con il rischio di una sotto-diagnosi, ritardi terapeutici e di un impatto significativo sulla qualità di vita delle persone.
Dolore cronico, disturbi urinari e intestinali, affaticamento persistente, alterazioni del sonno, sintomi neurovegetativi e disturbi dell’umore, disfunzioni del pavimento pelvico, vengono frequentemente minimizzati, sia dalle persone che dal sistema sanitario, contribuendo a una medicina meno equa ed efficace. A ciò si aggiungono fattori culturali, comunicativi e organizzativi che influenzano l’accesso alle cure, la percezione dei sintomi ed i percorsi assistenziali, determinando differenze clinicamente rilevanti tra i generi.
Alcuni sintomi vengono frequentemente considerati fisiologici o inevitabili nelle diverse fasi della vita, soprattutto in età avanzata, ma possono in realtà sottendere condizioni cliniche complesse e talvolta rilevanti non solo quoad vitam, ma anche quoad valetudinem. In un contesto demografico caratterizzato da un progressivo aumento dell’aspettativa di vita, ma non necessariamente da un’estensione degli anni vissuti in buona salute, l’intercettazione precoce dei sintomi rappresenta uno strumento fondamentale per preservare autonomia funzionale e qualità della vita. Dare dignità clinica ai sintomi “normalizzati” significa trasformare la longevità in salute vissuta, e non solo in anni aggiunti alla vita.
Il Gender Gap rappresenta una delle espressioni più evidenti di tali disuguaglianze. In ambito cardiovascolare, ad esempio, le donne presentano spesso sintomi meno tipici e sono esposte a maggiori ritardi diagnostici e terapeutici rispetto agli uomini. Al contrario, patologie tradizionalmente considerate “femminili”, come l’osteoporosi, risultano frequentemente sotto-diagnosticate e trattate tardivamente negli uomini, con conseguenze cliniche rilevanti. Questi squilibri dimostrano come stereotipi, bias cognitivi e modelli assistenziali non differenziati possano influenzare in modo significativo gli esiti di salute.
La Medicina di Genere ha evidenziato come differenze biologiche (sesso-correlate) e determinanti socio-culturali (genere-correlate) influenzino la prevalenza, la modalità di presentazione dei sintomi, la risposta ai trattamenti e l’aderenza terapeutica. Tuttavia, nonostante le crescenti evidenze scientifiche, tali differenze risultano ancora parzialmente integrate nella pratica clinica e nei percorsi assistenziali.
Un’attenzione crescente è inoltre necessaria nei confronti delle persone transgender. Nel corso della vita, attraverso percorsi di affermazione di genere che possono includere terapia ormonale e trattamenti medico-chirurgici, tali persone possono sviluppare caratteristiche sessuali secondarie coerenti con l’identità di genere, modificando il proprio profilo endocrinologico e metabolico e talvolta il rischio di specifiche condizioni cliniche. Ciò può avere implicazioni sul rischio cardiovascolare, metabolico, osseo e oncologico, richiedendo protocolli di screening e follow-up calibrati sul profilo biologico e ormonale individuale. Questo rende necessario un approccio clinico attento, personalizzato e fondato sull’integrazione tra variabili sesso-correlate, genere-correlate e storia terapeutica individuale, superando modelli assistenziali rigidamente binari.
Il congresso interregionale del Centro Italia dell’Associazione Italiana Donne Medico, che si terrà ad Arezzo, nasce con l’obiettivo di accendere un faro su queste manifestazioni cliniche spesso invisibili, promuovendo un approccio multidisciplinare, integrato e basato sulla Medicina di Genere. Attraverso il confronto tra specialità diverse e l’analisi di evidenze scientifiche aggiornate, il congresso intende fornire strumenti pratici per migliorare il riconoscimento precoce dei sintomi, la comunicazione medico-paziente e la personalizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici in un’ottica genere-specifica. L’evento intende inoltre valorizzare il ruolo della comunità medico-scientifica nella promozione della consapevolezza, della ricerca e dell’innovazione organizzativa, stimolando un confronto attivo tra clinica, territorio e istituzioni per trasformare l’ascolto dei sintomi silenziosi in azioni concrete di prevenzione e cura.
I sintomi silenziosi: parliamone in genere, vuole essere non solo un momento di aggiornamento scientifico, ma anche un’occasione di riflessione culturale e professionale sul ruolo della medicina nel dare voce a ciò che spesso non viene detto, ascoltato o riconosciuto, contribuendo a una reale equità di salute.